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A differenza della tua, questa macchinetta non smette di far uscire caffè finché non glielo imponi. Con un tasto sbiadito. Finito di svuotare il tuo studio, avevo voluto usare l’ultima cialda rimasta. Da tutta la mattina rimbalzavo per casa. E c’erano ancora così tante cose da fare: avevo bisogno di fermarmi un attimo. Ma non ho pensato, ho solo agito. …
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Una bimba stampa un bacio sulla guancia di un bimbo che le corre dietro, ridendo. Sbocciano fiori, margherite su un balcone e ciclamini nei vasi di fronte, a far concorrenza. Le commesse chiacchierano sulla soglia dei negozi d’abbigliamento, il postino le guarda dimenticandosi di consegnare le lettere. Un venticello leggero attraversa la strada e si ferma sul portone del Liceo …
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L’ho capito mentre ero seduto su un cesso pulitissimo di Trondheim. Interrail, trent’anni fa esatti. Due bottigliette d’acqua da mezzo litro vuote alla mia destra, una scatola di prugne secche finita alla mia sinistra, un clisterino a stantuffo ancora pieno nella mano, un pacchetto di cicche dal nome evocativo nella tasca dei pantaloni calati: Stimorol.
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Comunque, presto mi sarei sposato. Certo, con le menate del caso, ma ce l’avrei fatta. Trovato un lavoro, io e Tina avremmo pianificato il matrimonio, cercando affitti non troppo fuorimano, perché lei adorava la periferia dei giardini, mentre io amavo rimanere in un raggio ristretto.
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La serata era trascorsa tranquillamente. Le solite cose, spritz con il Campari e una mezza dozzina di Pringles prima di cena. Soia disidratata con funghi porcini e 40 grammi di pane durante il pasto.
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Io volevo annà a fonno de’ quer problema che m’angustiava da quanno quer giorno maledetto me corse pe’ la prima vorta quella che l’espertoni de’ la psiche chiameno crisi de’ panico.
