È andata male, per questo compro avocado.
Li ho scoperti dopo un periodo di diffidenza. Dal primo assaggio condito, come consiglia una blogger, con olio, limone e pochissimo sale, ne sono seguiti moltissimi altri.
Ne consegue che il numero di noccioli è aumentato e che, grazie a YouTube, sto cercando di farli germinare.
Intendiamoci: l’ho capito che quei noccioli trafitti da stecchini sospesi nei bicchieri d’acqua non nasceranno facilmente.
Sospesi nell’acqua, quando gli va bene, perché il liquido a volte evapora e restano a secco, e l’immagine pare proprio bruttarella.
Un anno fa l’ultima della mia lunga serie di grandissime storie d’amore è svaporata. È durata tutto il tempo che sono riuscita a stare sospesa infilzata sui confini di Viterbo. Poi mi sono arresa: le radici non sarebbero mai spuntate e così mi sono tolta gli stuzzicadenti e sono rotolata nel grande vaso pieno di altri semi residuati dalle scorpacciate di cui sopra.
L’avevo intuito, che il grasso degli avocado e le strane pose di P.L. non fanno bene.
Il nuovo anno comunque sarebbe iniziato. Pagare del denaro per scalare una montagna e cenare in un rifugio abruzzese con un gruppo completamente sconosciuto per la maggioranza non ancora trentenne doveva essermi sembrato semplice. Sicuramente più semplice che restare con P.L..
Non sbagliavo del tutto ma sono dovuta correre a farmi massaggiare le gambe doloranti subito dopo il rientro.
A febbraio ho iniziato a suonare in un “laboratorio gratuito e aperto a tutti” ovvero un gruppo di samba in un centro sociale. Gli altri musicisti hanno avuto pazienza tre o quattro lunedì. Poi mi hanno tolto il chocalho di mano col quale mi divertivo moltissimo ma non al loro ritmo.
Mi trovate nelle foto del festival della zuppa e della sfilata a via del Corso per il Disability Pride. Non vedete però gli sguardi disperati degli altri suonatori.
Immaginate una banda vestita di verde e giallo suonare all’unisono tranne me, appunto, l’unica a cui non riusciva.
Per quel che riguarda il workshop sulla stand up comedy vicino Torino, da un giovedì a una domenica di luglio, ho scoperto posti bellissimi ma nessuno degli altri partecipanti mi faceva ridere. I professionisti erano bravissimi certo ma avevano lavorato tantissimo per diventarlo. E siccome io di lavorare non avevo proprio voglia in scena non ci sono andata, però giravo felice per Torino.
Proseguendo, il mio raccontino “Mollette” mi conduce ad agosto a Cattolica. Piazzandosi al secondo posto vince 80 euro di libri, un attestato e l’abbonamento alla rivista. Inoltre, una signora eccezionale lo legge a un pubblico attento che applaude.
Quando arriva a casa la rivista con su stampato il mio nome e “Mollette” scoppio in un sorriso felice. Decisa a studiare mi iscrivo a un corso costosissimo a soli 78 minuti da casa dal titolo: “Inserire un titolo divertente”.
Ci arrivo la prima volta in treno.
Mi sembra lontano e scopro che il quartiere ha perso l’uso dei marciapiedi, usucapiti dalle macchine. Purtroppo, la volta successiva mi metto a fare a gara con Google Maps, impiego un’ora in più a tornare, cambio sei autobus e prendo la pioggia. Opto quindi per la mia Agyla bianca targata Cartagine: mi si scassa il cellulare e arrivo circumnavigando Roma e insultando due giovini ricercatori del Gemelli durante una tappa. Dico loro quello che penso del Policlinico ma, ciò nonostante, questi ultimi mi indicano la strada giusta.
Riassumendo, scopro che “corso monografico” significa stare a sentire due ore una persona che parla dei libri che ha letto lei.
Il raccontino che scrivo come saggio non va nemmeno malissimo ma subito dopo la fine del corso l’insegnante mi blocca su Facebook.
Un successone.
È passato un anno molto intenso.
Osservo la tazzina dove avevo sospeso l’ennesimo nocciolo di avocado.
Guardo su internet alla ricerca di istruzioni migliori su come farlo nascere e scopro che il termine avocado deriva dallo spagnolo “aguacate” e ancor prima dal sostantivo originale ahuacat – che significa testicolo, poiché, oltre ad assomigliargli nelle fattezze, nasce e cresce in coppia.
Ah ecco!
Averlo saputo prima.
